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Marco Vitruvio Pollione
Questa che avete appena letto può essere considerata una definizione piuttosto
ponderata di Architettura, ma, come questa, ne esistono molte altre altrettanto
pertinenti, al punto che decidere quale sia la più appropriata per essere usata come linea
direttrice diviene una questione puramente soggettiva.
Fu proprio il problema di porre delle linee direttrici minime per un'arte
quantomai complessa come l'Architettura (considerata come arte a se stante e
non come un insieme di tali), che spinse, nell'era rinascimentale, a cercare
un riferimento fisso per il periodo classico.
Fu così che la scelta ricadde sul "DE ARCHITECTURA LIBRI DECEM", il grande
trattato scritto da Vitruvio (architetto ed ingegnere al tempo di Cesare Ottaviano)
il quale riassume le principali tematiche che un qualsiasi costruttore/progettista tende ad
incontrare nel suo cammino, partendo dalla progettazione sino alla messa in opera.
E' così che ci si accorge di come la memoria storica sia una delle principali basi per le nuove
ideazioni.
Vitruvio, sappiamo, intorno al 30 A.C., visse il passaggio dalla Repubblica
all'Impero (ovviamente della società romana).
Partecipò ad innumerevoli battaglie in Gallia come esperto di Fortificazioni.
La scrittura del trattato può essere intesa come l'intento di istituire una sorta di "nave-scuola" per i
futuri architetti.
La storia, però, spesso ci mostra che tutto non è così scontato; la realtà ci
dice infatti che Vitruvio trascrisse le sue conoscenze unicamente perchè queste
venissero donate all'imperatore, in modo da ottenere una pensione per la tarda età come riconoscimento.
In ogni caso, il suo DE ARCHITECTURA, è l'unica opera latina di Architettura giunta
sino ai giorni nostri.
La più antica copia del manoscritto si trova al British Museum, la prima EDIZIONE è
del 1486, quella illustrata risale invece al 1548.
I libri di cui è composta l'opera sono 10, come le dita della mano (Vitruvio parla
di numeri PERFETTI e PERFETTISSIMI).
"Le cose hanno forma perchè hanno numero" Sant'Agostino Vitruvio mostra i nessi delle proporzionalità, partendo da quelle del corpo umano,
la grandiosità di essere precisi, di "creare" in maniera ottimale.
I dieci libri riassumono definizioni, origini dell'architettura e note sulla
formazione degli architetti, proporzioni, idraulica, gnomica, meccanica civile e
militare, informazioni sui finimenti degli interni ed altro ancora.
Tutti riferimenti, inevitabili, su Fisiomorfismo e Antopomorfismo (sulle forme
della natura e dell'uomo).
Vitruvio insegna la necessarietà dell'osservare 3 particolari indicazioni:
- FIRMITAS: Solidità statica nella struttura e nei materiali utilizzati
- UTILITAS: Utilità nella funzione
- VENUSTAS: Questione estetica, di bellezza e decorazione.
Inoltre la proporzionalità delle 3 parti di cui si compone una qualsiasi opera:
- Un BASAMENTO
- Una zona MEDIANA
- Un CORONAMENTO
Ognuna di queste a sua volta divisibile in 3 parti dello stesso tipo.
(ESEMPIO: Basamento, Colonnato, Trabeazione -- Ogni colonna divisibile in Base,
Colonna e Capitello etc).
Dopo duemila anni di storia, nonostante le tecnologie sempre più avanzate, tutto
rimane pressochè invariato, almeno sul piano concettuale ed è per questo che
Vitruvio, dall'epoca rinascimentale ad oggi, rimane il punto di riferimento per
qualsivoglia architetto.
"Architettore chiamerò io colui, il quale saprà con certa, e maravigliosa ragione,
e regola, si con la mente, e con l'animo divisare; si con l'opera recare fine a
tutte quelle cose, le quali mediante movimenti dei pesi, congiungimenti, e
ammassamento di corpi, si possono con gran dignità accomodare benissimo all'uso
de gli homini" Leon Battista Alberti
Quest'ultimo, l'architetto appunto, secondo le direttive che la società si è
imposta in queste tematiche, deve quindi eccelere in tutto ciò che è stato
descritto, non solo nel DE ARCHITECTURA, ma anche dai grandi architetti ed
ingegneri che hanno segnato la storia dell'umanità.
Sommococa
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